| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
BORIS GODUNOV: IL BLOG DI UN AMICO CHE PENSA www.gemme.biz www.altrostiro.com www.gemme.it/gemmeinglese www.steamiron.info |
LA
STORIA DEL FERRO DA STIRO In
principio Camminando
tra le imponenti colonne del tempio di Karnak a Luxor, l’antica Tebe, o
ammirando le meravigliose Cariatidi del Partenone ad Atene, è difficile
immaginare che chi costruì questi edifici 4000 anni fa si alzasse, si vestisse
e andasse a lavorare ogni giorno esattamente come noi oggi. Magari, lamentandosi
dell’alzataccia o, perché no, dell’abito stirato male! Invece, possiamo
ritrovare le radici della nostra cultura non solo nell’imponenza delle opere e
delle gesta dei nostri progenitori, ma anche nelle loro piccole abitudini
quotidiane. Torniamo in Egitto e in Grecia. Del tempio di Luxor e di quello
delle Cariatidi, colpisce la grazia delle linee architettoniche, ma ad un occhio
più attento ai particolari non può sfuggire l’eleganza delle tuniche delle
Cariatidi, eleganti kitoni dal drappeggio finissimo, semplici pieghe di cui
tuttavia tanto si studia sui libri di storia dell’arte. Anche
il Faraone Ramesse II indossa un finissimo gonnello plissettato, fermato in vita
da una cintura, che immaginiamo preziosissima. Così dettava la moda. Gli
affreschi rinvenuti nelle Tombe egizie della Valle dei Re e delle Regine o
quelli di Santorini nelle Cicladi - testimoni dell’evoluta civiltà minoica -
ci mostrano un gusto ineccepibile per il bello, per il tessuto fine, curato,
soprattutto plissettato. Le pieghe dovevano essere la vera tendenza 4000 anni
fa e certamente status symbol dell’epoca, visto che la “massa” poteva
permettersi una semplice pezza di lana o di lino rettangolare, da indossare così
come usciva dalle mani del tessitore, senza alcuna cucitura o confezione. Ma
come venivano realizzate delle pieghe così perfette, così precise, a volte
piccolissime? Gli Egizi immergevano il tessuto in una soluzione di gomma e lo
pieghettavano aiutandosi con uno strumento piatto, molto pesante, che aumentava
la pressione delle mani. Erano i primi lisciatoi, che venivano adoperati a
freddo, talvolta con l’ausilio di acqua per inumidire i tessuti. Eccolo,
dunque, il primo ferro da stiro della storia di cui si abbia testimonianza. In
pietra, in legno, in marmo, in terracotta o in vetro, non si sa quando l’uomo
abbia iniziato ad utilizzarlo. Possiamo solo immaginare che allora fosse molto
faticoso far scivolare questi oggetti pesantissimi e che, senza l’aiuto del
calore, fosse altrettanto difficile ottenere plissettature tanto perfette. DALLA
CINA CON CALORE A
forza di passare e ripassare sui tessuti senza grandi risultati, un giorno
dell’antichità a qualche “stiratore” più intraprendente sarà venuto in
mente di rendersi più facile la vita. A lui, sconosciuto genio della
piastra, dobbiamo il primo significativo salto nell’evoluzione del ferro da
stiro: la scoperta del calore. Guarda caso fu proprio un cinese. Il primo
ferro da stiro a caldo ha origini orientali. Si tratta di un recipiente in
bronzo dell’epoca Han (200 A.C./200 D.C.), ricavato dai più antichi
bruciatori di profumo, con un lungo manico in legno. Più che un utensile
ordinario, è una vera e propria opera d’arte. La parte che doveva contenere i
carboni ardenti è in bronzo cesellato, raffigurante simboli bene auguranti di
fortuna e lunga vita. Il manico è in legno finemente intarsiato e rappresenta
una dea benevola. Sulla
parte bronzea del manico è scolpito un dragone protettore della casa
dall’aspetto tutt’altro che rassicurante: forse doveva spaventare gli
spiriti maligni e scongiurare eventuali scottature. Il ferro veniva riempito
di brace incandescente per stirare i tessuti più resistenti, mentre per quelli
delicatissimi come la preziosa seta cinese, si preferiva della sabbia calda. Il
manico del ferro da stiro era tanto più prezioso quanto più ricco il
possessore. In semplice legno senza pretese o in avorio nelle mani di stiratori
al servizio delle famiglie più nobili. Invece di essere appoggiati a piani di
stiratura, i tessuti erano tenuti sospesi ai lati da abili artigiani. IL
FERRO DELL’URBE Anche
i Romani utilizzavano piastre di bronzo con lunghi manici che venivano
riscaldate e poi passate su toghe e tuniche. Grazie
agli affreschi di Pompei, siamo potuti entrare in una lavanderia di 2.000
anni fa, il Funiculum, una bottega in cui i romani portavano i vestiti a lavare
e stirare, e dove veniva praticata la stiratura a freddo o “lisciatura”.
Per pieghettare le tuniche i romani avevano adottato la stessa tecnica degli
Egizi, trattavano il tessuto e poi lo stiravano, lisciandolo. Tuttavia, il
trattamento non veniva fatto con una soluzione di gomma, ma con una mistura che
oggi ci farebbe inorridire: acqua, sapone e urina umana! Mentre
in Cina con l’introduzione del calore stirare è diventato un gioco da ragazzi
fin da secoli prima di Cristo, in Europa si stira nell’oscurità sino al
periodo medievale. La
luce si accende al ritorno delle Crociate, momento in cui l’Occidente entra in
contatto con la cultura orientale (1100 D.C.). I Crociati, infatti, non
tornano a mani vuote. Portano stoffe leggere, quasi trasparenti, nate dalle
sapienti mani dei tessitori egiziani e mediorientali. Mettono a conoscenza
dell’Europa le invenzioni e i materiali che hanno avuto modo di scoprire
durante la “spedizione” religiosa. Importano anche l’arte della
stiratura, della gommatura e la tecnica di plissettatura dei tessuti delicati
come il lino e la seta. FERRI
A TUTTO GAS Col
passare dei secoli il ferro subisce una serie di evoluzioni più o meno rapide. Dai
ferri olandesi in metallo battuto del 1200 a forma di barchetta, la stiratura
naviga faticosamente attraverso i decenni, sfrutta la produzione in ferro fuso
del 1300, che permette di creare forme migliori, per poi approdare alle
invenzioni del 1800: l’isola felice del ferro da stiro, periodo in cui la
tecnica di costruzione prospera tra idee, creatività e preziosismi. I primi
ferri del secondo millennio vengono scaldati in forno e poi passati velocemente
sui tessuti. Purtroppo non rendono il tessuto perfettamente liscio e spesso lo
sporcano di cenere. Col tempo il manico di metallo viene sostituito da quello in
legno per isolare meglio la mano dal calore, la piastra diventa apribile per
contenere braci ardenti o sabbia e più tardi anche altri combustibili. Nel
1600, col diffondersi di una moda sempre più sofisticata, prende forte impulso
la professione di stiratore: sotto la guida del maestro-sarto lavorano molti
artigiani e numerose donne alle quali vengono riservati i compiti più umili e
noiosi (!), tra cui la stiratura degli abiti più delicati. Come dire: brave
ma non degne di gratificazioni! Negli Stati Uniti, nel 1800 compare per la
prima volta nella storia l’illuminazione a gas nelle strade cittadine. Di lì
a breve, anche il ferro da stiro si appropria di questa fonte di energia,
dotandosi di un fornello speciale da collegare al tubo del gas. UNA
SCOSSA DI NOVITA’ Nel
1891 Henry Seeley brevetta un “Electric Flat Iron”, il primo ferro da stiro
con piastra riscaldata elettricamente, ma
ha un “leggero” inconveniente: pesa ben 6 kg.! La novità elettrizzerà le
consumatrici solo negli anni ‘60, quando tuttavia le più attente cominciano
già ad apprezzare le doti di un nuovo modo di stirare, straordinariamente
efficace nell’appiattire all’istante anche le pieghe più difficili su tutti
i tipi di tessuto. E’ lui, sua maestà il ferro a vapore. VAPORE
CHE PASSIONE New
York. Corre l’anno 1926.
Tra
i grattacieli (tra cui anche il famoso Flat Iron, così denominato per la sua
forma a ferro da stiro) ed i primi rumorosi vagiti di un traffico appena
nato è una giornata come tante, eppure la vita di milioni di donne sta per
prendere una bella piega. CREATIVI
DI NOME E DI FERRO Nei
secoli la creatività e la fantasia si sono sbizzarrite anche sui ferri da
stiro. FERRO
A LINGOTTO: FERRO
KABYLES: FERRO DA
LUCIDO: Fin
dal 1700 si usavano questi ferri dalla piastra ondulata o quadrettata per
ottenere dei tessuti particolarmente brillanti e luccicanti. Erano
indispensabili per i colletti e le maniche. Queste piastre particolari
permettevano di imprimere una maggiore pressione sul tessuto per stirare alla
perfezione i colli delle camicie. Servivano anche per inamidare, perché la
forma della piastra non liscia era molto più efficace nel distribuire l’amido
sul tessuto in modo uniforme. FERRO
DA CAPPELLO: FERRO
DA BILIARDO:
|
questo sito si prefigge di dare informazioni generiche e/o specifiche su elettrodomestici e articoli legati alla casa, compresa l'elettronica di consumo. se desideri aiutarmi nella realizzazione di questo obbiettivo, per mettere a disposizione di tutti le tue conoscenze, sarò felice di pubblicare articoli da te firmati (nick name e indirizzo mail) o di ricevere consigli e/o critiche all'indirizzo mail emanuele@lelit.com i due link sotto sono qui perchè per il momento le pagine sono ospitate da loro il testo riportato in questo sito ha carattere puramente indicativo, il proponente declina ogni responsabilità per quanto scritto sopra. per eventuali suggerimenti, consigli o obbiezioni scrivere a emanuele@lelit.com indicando nell'oggetto "sito stiro". grazie |