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LA STORIA DEL FERRO DA STIRO

  In principio

Camminando tra le imponenti colonne del tempio di Karnak a Luxor, l’antica Tebe, o ammirando le meravigliose Cariatidi del Partenone ad Atene, è difficile immaginare che chi costruì questi edifici 4000 anni fa si alzasse, si vestisse e andasse a lavorare ogni giorno esattamente come noi oggi. Magari, lamentandosi dell’alzataccia o, perché no, dell’abito stirato male! Invece, possiamo ritrovare le radici della nostra cultura non solo nell’imponenza delle opere e delle gesta dei nostri progenitori, ma anche nelle loro piccole abitudini quotidiane. Torniamo in Egitto e in Grecia. Del tempio di Luxor e di quello delle Cariatidi, colpisce la grazia delle linee architettoniche, ma ad un occhio più attento ai particolari non può sfuggire l’eleganza delle tuniche delle Cariatidi, eleganti kitoni dal drappeggio finissimo, semplici pieghe di cui tuttavia tanto si studia sui libri di storia dell’arte.

Anche il Faraone Ramesse II indossa un finissimo gonnello plissettato, fermato in vita da una cintura, che immaginiamo preziosissima. Così dettava la moda. Gli affreschi rinvenuti nelle Tombe egizie della Valle dei Re e delle Regine o quelli di Santorini nelle Cicladi - testimoni dell’evoluta civiltà minoica - ci mostrano un gusto ineccepibile per il bello, per il tessuto fine, curato, soprattutto plissettato. Le pieghe dovevano essere la vera tendenza 4000 anni fa e certamente status symbol dell’epoca, visto che la “massa” poteva permettersi una semplice pezza di lana o di lino rettangolare, da indossare così come usciva dalle mani del tessitore, senza alcuna cucitura o confezione. Ma come venivano realizzate delle pieghe così perfette, così precise, a volte piccolissime? Gli Egizi immergevano il tessuto in una soluzione di gomma e lo pieghettavano aiutandosi con uno strumento piatto, molto pesante, che aumentava la pressione delle mani. Erano i primi lisciatoi, che venivano adoperati a freddo, talvolta con l’ausilio di acqua per inumidire i tessuti. Eccolo, dunque, il primo ferro da stiro della storia di cui si abbia testimonianza. In pietra, in legno, in marmo, in terracotta o in vetro, non si sa quando l’uomo abbia iniziato ad utilizzarlo. Possiamo solo immaginare che allora fosse molto faticoso far scivolare questi oggetti pesantissimi e che, senza l’aiuto del calore, fosse altrettanto difficile ottenere plissettature tanto perfette.

 DALLA CINA CON CALORE

 A forza di passare e ripassare sui tessuti senza grandi risultati, un giorno dell’antichità a qualche “stiratore” più intraprendente sarà venuto in mente di rendersi più facile la vita. A lui, sconosciuto genio della piastra, dobbiamo il primo significativo salto nell’evoluzione del ferro da stiro: la scoperta del calore. Guarda caso fu proprio un cinese. Il primo ferro da stiro a caldo ha origini orientali. Si tratta di un recipiente in bronzo dell’epoca Han (200 A.C./200 D.C.), ricavato dai più antichi bruciatori di profumo, con un lungo manico in legno. Più che un utensile ordinario, è una vera e propria opera d’arte. La parte che doveva contenere i carboni ardenti è in bronzo cesellato, raffigurante simboli bene auguranti di fortuna e lunga vita. Il manico è in legno finemente intarsiato e rappresenta una dea benevola. Sulla parte bronzea del manico è scolpito un dragone protettore della casa dall’aspetto tutt’altro che rassicurante: forse doveva spaventare gli spiriti maligni e scongiurare eventuali scottature. Il ferro veniva riempito di brace incandescente per stirare i tessuti più resistenti, mentre per quelli delicatissimi come la preziosa seta cinese, si preferiva della sabbia calda. Il manico del ferro da stiro era tanto più prezioso quanto più ricco il possessore. In semplice legno senza pretese o in avorio nelle mani di stiratori al servizio delle famiglie più nobili. Invece di essere appoggiati a piani di stiratura, i tessuti erano tenuti sospesi ai lati da abili artigiani.

 IL FERRO DELL’URBE

 Anche i Romani utilizzavano piastre di bronzo con lunghi manici che venivano riscaldate e poi passate su toghe e tuniche. Grazie agli affreschi di Pompei, siamo potuti entrare in una lavanderia di 2.000 anni fa, il Funiculum, una bottega in cui i romani portavano i vestiti a lavare e stirare, e dove veniva praticata la stiratura a freddo o “lisciatura”. Per pieghettare le tuniche i romani avevano adottato la stessa tecnica degli Egizi, trattavano il tessuto e poi lo stiravano, lisciandolo. Tuttavia, il trattamento non veniva fatto con una soluzione di gomma, ma con una mistura che oggi ci farebbe inorridire: acqua, sapone e urina umana!

  STIRATURA DEL MEDIOEVO

 Mentre in Cina con l’introduzione del calore stirare è diventato un gioco da ragazzi fin da secoli prima di Cristo, in Europa si stira nell’oscurità sino al periodo medievale. La luce si accende al ritorno delle Crociate, momento in cui l’Occidente entra in contatto con la cultura orientale (1100 D.C.). I Crociati, infatti, non tornano a mani vuote. Portano stoffe leggere, quasi trasparenti, nate dalle sapienti mani dei tessitori egiziani e mediorientali. Mettono a conoscenza dell’Europa le invenzioni e i materiali che hanno avuto modo di scoprire durante la “spedizione” religiosa. Importano anche l’arte della stiratura, della gommatura e la tecnica di plissettatura dei tessuti delicati come il lino e la seta.

 FERRI A TUTTO GAS

 Col passare dei secoli il ferro subisce una serie di evoluzioni più o meno rapide. Dai ferri olandesi in metallo battuto del 1200 a forma di barchetta, la stiratura naviga faticosamente attraverso i decenni, sfrutta la produzione in ferro fuso del 1300, che permette di creare forme migliori, per poi approdare alle invenzioni del 1800: l’isola felice del ferro da stiro, periodo in cui la tecnica di costruzione prospera tra idee, creatività e preziosismi. I primi ferri del secondo millennio vengono scaldati in forno e poi passati velocemente sui tessuti. Purtroppo non rendono il tessuto perfettamente liscio e spesso lo sporcano di cenere. Col tempo il manico di metallo viene sostituito da quello in legno per isolare meglio la mano dal calore, la piastra diventa apribile per contenere braci ardenti o sabbia e più tardi anche altri combustibili. Nel 1600, col diffondersi di una moda sempre più sofisticata, prende forte impulso la professione di stiratore: sotto la guida del maestro-sarto lavorano molti artigiani e numerose donne alle quali vengono riservati i compiti più umili e noiosi (!), tra cui la stiratura degli abiti più delicati. Come dire: brave ma non degne di gratificazioni! Negli Stati Uniti, nel 1800 compare per la prima volta nella storia l’illuminazione a gas nelle strade cittadine. Di lì a breve, anche il ferro da stiro si appropria di questa fonte di energia, dotandosi di un fornello speciale da collegare al tubo del gas.

 UNA SCOSSA DI NOVITA’

 Nel 1891 Henry Seeley brevetta un “Electric Flat Iron”, il primo ferro da stiro con piastra riscaldata elettricamente, ma ha un “leggero” inconveniente: pesa ben 6 kg.! La novità elettrizzerà le consumatrici solo negli anni ‘60, quando tuttavia le più attente cominciano già ad apprezzare le doti di un nuovo modo di stirare, straordinariamente efficace nell’appiattire all’istante anche le pieghe più difficili su tutti i tipi di tessuto. E’ lui, sua maestà il ferro a vapore.

 VAPORE CHE PASSIONE

 New York. Corre l’anno 1926. Tra i grattacieli (tra cui anche il famoso Flat Iron, così denominato per la sua forma a ferro da stiro) ed i primi rumorosi vagiti di un traffico appena nato è una giornata come tante, eppure la vita di milioni di donne sta per prendere una bella piega.
Nasce “Eldec”, il primo ferro da stiro a vapore. Il suo successore, lo “Steam O Matic”, verrà commercializzato su ampia scala. Queste pesanti locomotive da bucato rimangono tuttavia un privilegio delle lavanderie professionali.

 CREATIVI DI NOME E DI FERRO

 Nei secoli la creatività e la fantasia si sono sbizzarrite anche sui ferri da stiro.

FERRO A LINGOTTO:
All'interno veniva infilato un lingotto caldo. Serviva per stirare le cuffie di pizzo e le fodere dei cappelli.

FERRO KABYLES:
Ha la stessa forma del ferro a lingotto, ma più appuntito e senza incavo per il lingotto. Le modiste lo utilizzavano per apprettare i cappelli da signora dalle forme più complicate. Infatti, era un comodissimo passe-par-tout, in grado di infilarsi in tutti quegli angoli e quelle pieghe irraggiungibili dai ferri tradizionali.

FERRO DA LUCIDO:

Fin dal 1700 si usavano questi ferri dalla piastra ondulata o quadrettata per ottenere dei tessuti particolarmente brillanti e luccicanti. Erano indispensabili per i colletti e le maniche. Queste piastre particolari permettevano di imprimere una maggiore pressione sul tessuto per stirare alla perfezione i colli delle camicie. Servivano anche per inamidare, perché la forma della piastra non liscia era molto più efficace nel distribuire l’amido sul tessuto in modo uniforme.

FERRO DA CAPPELLO:
Il tessuto spesso e rigido dei cappelli da uomo, ha fatto sì che si inventasse un ferro apposito. La piastra non era diritta, ma leggermente concava per seguire il cilindro della parte alta del cappello.

FERRO DA BILIARDO:
La piastra è di forma squadrata, con angoli smussati per arrivare fin negli angoli del tavolino da biliardo. Non serve proprio a stirare, bensì a riscaldare il panno verde per eliminare eventuali "gobbe".

 

 
 
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